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LE TORRI GIAPPONESI

LO SKYLINE INTERNAZIONALE DI BOLOGNA

2-le torriIl quartiere San Donato custodisce l’ultimo grande esempio in città di architettura moderna internazionale: il Fiera District.
L’idea nasce alla fine degli anni ’60 con un ambizioso piano di sviluppo della città verso nord, che doveva avere il punto focale nel nuovo centro… fieristico.
Il progetto fu affidato dal Comune di Bologna all’architetto giapponese Kenzo Tange (1913-2005) che già all’epoca era considerato uno dei maggiori urbanisti tra quelli di rilievo internazionale. Tange era già famoso per diverse opere, tra le quali il Centro della Pace a Hiroshima, il municipio di Tokyo, il centro residenziale sulla baia di Boston ideato in collaborazione con il MIT e il centro comunicazioni Shizuoka a Tokyo e altro ancora.L’ispirazione di Tange nasceva da un’armoniosa elaborazione che andava dalle opere di Michelangelo all’architettura tradizionale giapponese, avendo anche il collega Le Corbusier quale riferimento.
Il Piano Tange per il Fiera District portò Bologna nel panorama internazionale della ricerca urbana. I lavori iniziarono negli anni ’70 e insieme ai nuovi quartieri fieristici nasceva così un’idea di spazi e muri che permisero a Kenzo Tange di trasmettere il senso della potenza medievale di Bologna reinterpretandolo con una cittadella fatta di torri, di stretti passaggi coperti tra i palazzi e di aperture su spazi più ampi: con la piazzetta anfiteatro a fare da punto di riferimento, cosi come le piazze antiche appena dentro la cerchia dei viali, a poche centinaia di metri di distanza.
Camminando tra le torri e tra i palazzi del Fiera District si può apprezzare in pieno il significato di architettura a misura d’uomo e si possono percepire tutti in collegamenti semantici con la Bologna del centro storico. Il tempo sembra dare ragione alla visione del grande architetto giapponese e alla sua interpretazione umanistica dell’architettura e il Fiera District acquista sempre più fascino con il passare degli anni. Quella che agli sguardi più superficiali poteva sembrare un spoglia urbanizzazione povera di fantasia si è rivelata con il tempo per quello che è realmente: un progetto armonico nel quale l’austerità diventa un elemento di sobrietà, dove il bianco totale delle strutture, così fuori contesto con l’arredo circostante, esalta invece il concetto di nucleo medievale racchiuso, regalando al quartiere San Donato uno spicchio di notorietà urbanistica nel mondo.

15/06/2012 - QUARTIERE SAN DONATO
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